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Il dirigente scolastico: si sta perdendo un’occasione per diminuire i disagi degli studenti
Professionale, bloccati i lavori per la messa in sicurezza dell’edificio
Gli alunni in passato avevano denunciato le condizioni di degrado della struttura 

La Gazzetta del Sud – mercoledì 31 dicembre 2008
Concetta Schiariti TROPEA

Sono fermi i lavori di messa in sicurezza dell'Istituto professionale per i servizi commerciali e turistici di Tropea. A denunciarne la sospensione dei cantieri, con tanto di missiva inviata all'assessore provinciale all'Edilizia scolastica, Giuseppe Barbuto, è Beatrice Lento, dirigente degli Istituti superiori di Tropea, che da anni lotta per risolvere la crisi edilizia che imperversa negli edifici scolastici tropeani. «Si sta per­dendo una grossa occasione per diminuire i disagi dei nostri studenti — dichiara la Lento, visibilmente preoccupata —. Al loro rientro dalle festività natalizie, probabilmente avvieranno le legali forme di protesta che hanno preannunciato a metà dicembre».
Non si capacita come si possano bloccare dei lavori che, tra l'altro, sono stati iniziati per costrizione e, quindi, decisamente, urgenti. In seguito, infatti, all'allarme lanciato dai genitori, sono intervenuti i vigili del fuoco che, di fronte al palese pericolo in cui versava, e continua a versare l'Ipstc, hanno dichiarato inagibile l'intero terzo piano della struttura. In totale, quindi, sono state chiuse all'insegnamento sci classi e uno dei due principali ingressi è stato sbarrato, perchè considerato, altamente, pericolante. Dai cornicioni dei suoi pilastri, infatti, cadono pezzi di intonaco e di muro con serio rischio per l'incolumità degli studenti e dei professori. Immediatamente, sono stati aperti i cantieri per riportare in sicurezza e agibilità questa parte del palazzo. Nel frattempo, gli studenti sono stati accampati in aule di fortuna, ricavate alla meno peggio. Alcune nell'atrio, con gli armadi posti a fare da separè tra gli ambienti. Altri banchi sono stati sistemati nella stanza della presidenza, e altri ancora nella sala dei professori e nello stanzino del bidello che ha un'ampiezza di soli cinque metri quadrati.
«Una sistemazione — chiarisce la Lento — pensata solo per garantire la continuità delle lezioni, ma è ovvio che non si può continuare in queste condizionai rientro dalla vacanze. Ad apertura dei cantieri ho ricevuto assicurazioni in merito alla brevità dei lavori, ma a questo punto non riesco pro­prio a capire come si voglia risolvere questo grave problema, dato che tutto rimane fermo». Le sue missive, inviate a scadenza regolare, per descrivere dettagliatamente la triste condizione in cui sono costret­ti gli studenti, sembrano lettera morta. Dal canto loro, i ragazzi rimangono sul piede di guerra. E la stessa dirigente dichiara che le legali forme di protesta sono, decisamente, comprensibili. «Del resto — continua — quando si dice che i giovani mancano di senso politico, non si può certo biasimarli. L'esempio che viene dato loro non è evidentemente edificante. E capisco chi, sconfortato, decida di emigrare. Dato che vivere in queste condizione è, solamente, un atto eroico».
Naturalmente allarmata, la preside continua, anche in questi giorni di festa, a tentare di contattare i dirigenti provinciali, per cercare di sollecitare, ulteriormente, la loro attenzione in merito all'emergenza edilizia scolastica a Tropea. Del resto, ancora si attende la consegna del nuovo istituto, costruito in zona Ospedale, e affidato, solo sulla carta, agli studenti dell'lpssar (Istituto professionale di Stato per i servizi alberghieri e della ristorazione), costretti, ancora, a studiare in due strutture distinte ed, entrambi, fatiscenti.

L'amore per la propria terra si apprende sui banchi di scuola

           Un grande uomo che tanto ha dato alla nostra Calabria, mons. Giancarlo Maria Bregantini, diceva che l’amore per la propria terra si apprende sui banchi, in una scuola pulita, ordinata, curata. Il giovane sogna Milano se è costretto a studiare in un edificio scolastico fatiscente, se deve respirare un’atmosfera culturale di incuria e di  disconoscimento dell’importante ruolo svolto dalla scuola.
          In una terra come la nostra dove l’incultura dell’ illegalità ha radici subdole e profonde è  proprio la scuola a rappresentare per molti ragazzi l’unica ancora di salvezza.
          Eppure, lo stato di inadeguatezza estrema in cui versano molti edifici scolastici di competenza della nostra Provincia, tra cui alcuni di mia diretta pertinenza, dipingono un quadro di desolazione che rischia di chiudere le porte a quell’ultima dea a cui spesso ci  si rivolge in condizioni di disagio.
          Possibile che le cause  siano solo economiche e attribuibili a manchevolezze politiche e amministrative che travalicano i confini della nostra terra?
          Certo l’edilizia scolastica è problema nazionale ma temo che alcuni risvolti particolarmente negativi appartengano solo a noi concorrendo ad alimentare quel primato  di pessima qualità della vita che la provincia di Vibo Valentia tristemente detiene.
          Da anni mi confronto con  i gravi problemi edilizi presenti in alcuni indirizzi di studio della scuola che dirigo  utilizzando gli strumenti del dialogo propositivo su più fronti: quello degli amministratori provinciali e comunali, in senso rivendicativo, quello dell’utenza scolastica, in direzione di mediazione pacificatrice. Devo constatare, purtroppo, che da noi le vie della dialettica non sortiscono esiti positivi n’è sul piano della crescita culturale né su quello dei riscontri pragmatici.
          Conferma è data dallo stato fatiscente della struttura dell’Alberghiero di Tropea e da quello non meno disdicevole dell’edificio del Professionale per il Commercio ed il Turismo. Il primo attende la sistemazione in un edificio nuovo, ultimato, da anni promesso e recentemente confermato, il secondo è  in via di ristrutturazione da poche settimane solo per la richiesta di intervento dei Vigili del fuoco.
          E’ triste constatare quanto poco stia a cuore ai governanti provinciali il futuro dei nostri giovani e della nostra terra! Quanti di questi nostri studenti se la sentiranno di rimanere in Calabria e quanti genitori avvertiranno il bisogno di trasmettere loro il senso di attaccamento alle radici e la volontà di lottare per il riscatto?
          E’ veramente così drammatica la sorte  della nostra Provincia o il velo del rammarico per quanto si sarebbe potuto fare e non si è agito offusca momentaneamente la visuale?
          Mi auguro che il pessimismo che in queste ore mi assale, che non fa proprio parte del mio temperamento, si dissolva di fronte a iniziative concrete di impegno da parte dell’amministrazione provinciale nelle quali, nonostante tutto, continuo a confidare.                       

 

Beatrice Lento
dirigente dell'Istituto Superiore di Tropea

Studenti accampati e cornicioni cadenti
Scatta l'emergenza all'istituto Professionale
La struttura dichiarata inidonea dai vigili del fuoco. Da dicembre lezioni in aule di "fortuna"

La Gazzetta del Sud - mercoledì 17 dicembre 2008
di Concetta Schiariti

Che l'emergenza edilizia degli Istituti Superiori di Tropea fosse alta, la preside Beatrice Lento lo scrive e riscrive ai politici locali e provinciali senza esito, da oltre quattro anni.
A fare un giro nelle fatiscenti strutture dell'Ipsar (Istituto Professionale di Stato per i servizi Alberghieri e della Ristorazione) e l'Ipstc (Istituto Professionale per i Servizi Commerciali e Turistici) non si riesce a capire dove sta il diritto allo studio nelle scelte politiche di chi, negli anni, si è susseguito alla guida della Provincia. «Cambiano i volti e le compagini governative – esordisce esasperata la dirigente – ma gli stili e i modi d'agire sono una costante che li unisce nel tempo».
Del resto, a causa delle false promesse e delle vuote rassicurazioni delle Istituzioni, si è giunti ai primi giorni di dicembre quando, in seguito all'allarme lanciato da alcuni genitori dei ragazzi dell'Ipstc, sono intervenuti i Vigili del Fuoco. Di fronte al palese pericolo, hanno dichiarato inagibile l'intero terzo piano della struttura. Sei classi sono state chiuse e uno dei due principali ingressi è stato sigillato. Dato che dai cornicioni dei suoi pilastri continuano a cadere pezzi di intonaco e di muro, con serio rischio per l'incolumità degli studenti.
Attualmente, quindi, se da una parte i cantieri sono stati, fi­nalmente, aperti, dall'altra, per garantire la continuità dell'anno scolastico in corso, ci si ritrova accampati alla meno peggio. Le classi sono state ricavate nell'atrio, con gli armadi posti a fare da separè tra gli ambienti. Altri banchi, inoltre, sono stati sistemati nella stanza della presidenza, nella sala dei professori e, anche, nello stanzino, da cinque metri quadrati, del bidello. Un vero accampamento da zingari, solo per garantire la continuità delle lezioni.
«E' una situazione di estremo disagio, oltre che di attestato pericolo. Degenerata perchè, negli anni, le nostre legittime richieste non sono mai state ascoltate – dichiara Domenico Loiacono, rappresentante degli studenti dell'Ipsct –. Ora, dopo aver rischiato il peggio, speriamo che i lavori vengano ultimati nei quindici giorni di vacanze, altrimenti faremo sciopero ad oltranza».
A passare all'Ipsar la scena del degrado non cambia. Per questo, però, si sperava che il nuovo edificio costruito dalla Provincia, in zona Ospedale, potesse risolvere i problemi. Del resto, con tanto di comunicazione del presidente Francesco De Nisi, la struttura, ferma da anni, lo scorso mese è stata affidata all'Istituto Alberghiero. Unico anello mancante per l'accesso, la fornitura di energia elettrica. «Peccato che è passato oltre un mese – aggiunge Andrea Soriano, rappresentante degli studenti dell'Ipsar - e non si è visto alcun tecnico a lavoro».
La drammatica condizione in cui versa l'Istituto Alberghiero ormai è storia. Gli studenti sono dislocati in due. edifici separati. In uno, quello di zona Mercato, le classi sono, addirittura, ricavate nei garage e in quattro di essi mancano le finestre. Per non parlare delle condizioni igieniche.
I depositi degli alimenti sono posti in una stanza dove le infiltrazioni di acqua sono una costante. Così, oltre alla raccolta della pioggia nei secchi di plastica, le pareti sono, completamente, ricoperte di muffa. Ed è naturale pensare ai continui soldi pubblici sprecati, per pagare l'affitto di questi due fatiscenti edifici, quando una nuova struttura è ferma da anni. Con il rischio che, anche questa, si deteriori prima di vedere la luce.

 
 
 
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Ultimo aggiornamento: 31-12-08