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Il Servo di Dio don Francesco Mottola è diventato Venerabile

Il Servo di Dio don Francesco Mottola è diventato Venerabile. Il conferimento del titolo non ha ancora il crisma dell’ufficialità vaticana in attesa del decreto di Papa Benedetto XVI. La notizia si è diffusa rapidamente, suscitando entusiasmo e gioia tra i fedeli ed i devoti del Servo di Dio. Lo scorso 6 novembre, infatti, l’Assemblea plenaria della Congregazione delle Cause dei Santi (Congregatio de Causis Sanctorum), una delle nove congregazioni in cui è suddivisa la Curia romana, si è espressa all’unanimità per il conferimento del titolo di Venerabile a don Francesco Mottola. La Congregazione vaticana, guidata dal Prefetto Cardinale Josè Saraiva Martins, è attualmente costituita da 34 membri tra cardinali, arcivescovi e vescovi ed è assistita da due collegi, l’ uno di storici e l’altro di teologi. Recentemente, Papa Benedetto XVI ha introdotto delle novità per i riti di beatificazione, per i quali ha fissato nuovi criteri coinvolgendo più visibilmente le chiese particolari nei riti della beatificazione dei rispettivi Servi di Dio. Dopo l’avvio del processo di beatificazione, il titolo di Venerabile viene riconosciuto dalla Chiesa a chi si sia distinto, come il sacerdote tropeano, per la “santità della vita” e “l’eroicità delle virtù”, teologali e cardinali. Don Francesco Mottola, divenuto ora Venerabile, potrà procedere verso la beatificazione e la successiva santificazione, dopo l’attribuzione e l’ufficializzazione da parte della Congregazione delle Cause dei Santi di almeno un miracolo. In sintesi, don Mottola ha compiuto un ulteriore ed importante passo in avanti verso la santificazione, da quando, il 29 giugno del 1988, si conclusero i lavori del Tribunale diocesano che aveva incardinato il processo canonico. Dai documenti dell’istruttoria, emerge che, alla Sua intercessione, quando era ancora in vita, furono attribuite delle grazie particolari come si sostiene per la guarigione di un bambino avvenuta nel 1954 e di un altro nel 1966 e per tanti altri fatti straordinari, riportanti nel volume “Articoli seu positiones”, che raccoglie notizie sulla vita, le virtù e le opere del Servo di Dio. La spiritualità di don Mottola, che ne ha determinato il pensiero e l’azione, si condensa nella totale disponibilità verso il Signore e verso i fratelli: “lo so - scrive nel suo “Diario dell’Anima” il 31 Marzo del 1924 – o tutto o niente, è il tuo dilemma ferreo. Tutto – tutto – tutto; senza riserve, è il mio ferreo proposito”. Don Mottola scavò con profondità nel suo spirito per identificarsi sempre più in Cristo: “il sacerdote è un altro Cristo”, soleva ripetere. Proprio attorno al ruolo del sacerdote, nel ‘56 don Mottola scrisse “L’Arciprete di Parghelia”, riflessione con tratti biografici, ispirata alla figura di don Francesco Ruffa, suo fraterno amico. Il testo rappresenta una meditata lettura sul sacerdozio e sulla sua centralità. Impegno totale, abnegazione, che in don Mottola nasceva dalla centralità della vita contemplativa, dalla quale dipendeva il suo progetto apostolico, una peculiare dimensione sociale del cristianesimo che deve molto al pensiero di San Tommaso d’Aquino: “L’anima nostra soltanto con la preghiera - dice don Mottola - attinge a Dio. Ma abbiamo il dovere sociale di aiutare gli altri a raggiungere Dio. Dio ci ha creato individui, ma Dio ci ha creato sociali, infatti abbiamo due comandamenti: amare Dio ed il prossimo come noi stessi”. Nelle sue “Lettere circolari” (Opera Omnia, Rubbettino, vol. I pag. 61) aggiunge: “San Tommaso giustamente ci dice: le cose contemplate bisogna darle agli altri […] per naturale e soprannaturale conseguenza”. Convinto, quindi, del “contemplata aliis tradere”, del trasmettere ciò che é stato contemplato, fu molto attento ai cambiamenti del tempo in cui visse, ai “segni dei tempi”, tanto da costituire nel 1930 i Sacerdoti “Oblati del Sacro Cuore”, che rimangono sacerdoti, ma “si fondano in unità con il proprio Vescovo” con voto di ubbidienza, castità e povertà. I “cenobiti” della strada li chiamava, per i quali l’apostolato di fatto li rende viandanti nel mondo “come dai nevai da cui discende la forza dei fiumi, che pur tornano al mare ansiosi di azzurro, per essere riassorbiti dal sole”. Da allora, i sacerdoti oblati promuovono iniziative per la formazione del clero, per la fraternità sacerdotale, corsi ed esercizi spirituali, soccorso ai bambini abbandonati, ai poveri, agli ammalati, agli anziani. Tante sono le Case della Carità promosse da Don Mottola, luoghi nei quali vengono accolti, secondo i criteri da lui fissati, “i rifiuti dell’umanità”, quelli che sono “afflitti da malattie ripugnanti alla natura umana”, “quelli che nessuno raccomanda”. Un particolare rilievo, nel pensiero nottolino, riveste l’altro “ramo” della famiglia oblata costituita da oblati laici, celibi o coniugati, che s’impegnano a vivere l’ideale evangelico secono il proprio stato; hanno lo stesso “carisma” dei sacerdoti e delle oblate, vissuto nelle varie professioni, nella famiglia, nell’impegno sociale e politico e nelle comunità ecclesiali. Don Mottola ha intuito ed anticipato così forme di spiritualità laicali che troveranno pieno riconoscimento nel Concilio Vaticano II e, sul piano giuridico, sia pure in parte, nel nuovo codice di diritto canonico. Oltre a “Parva Favilla”, periodico da lui fondato, e ai già ricordati “Diario dello spirito” e “L’arciprete di Parghelia”, don Mottola fu autore di numerosi altri scritti, editi ed inediti. Tra questi, “Itinerarium mentis”, “Favilla della Lampada”, “Epistolario”, “Sermoni”, “Meditazioni” e le “Regole degli Oblati”. Le opere di don Mottola sono confluite nella pubblicazione dell’Opera Omnia, curata da Rubbettino, non ancora del tutto completata. Ha scritto il teologo Bruno Forte, attuale arcivescovo di Chieti, “i santi sono i compagni di strada che fanno bello il cammino, perché, esperti in umanità come noi, sono oramai già esperti della pace futura e sanno meglio guidarci a Dio nella duplice ed insieme unica fedeltà al mondo presente ed al mondo che deve venire”.  Don Mottola è tra questi.

Eduardo Meligrana
Il Quotidiano della Calabria

BIOGRAFIA - Francesco Mottola nasce a Tropea il 3 gennaio del 1901 da Antonio Mottola e Concetta Braghò. Maggiore di tre fratelli, perse, ancora bambino, la madre che pochi mesi prima aveva dato alla luce la sorella Titina. Il grave lutto segnò la vita del giovane Francesco, il quale nel 1911 entrò nel Seminario Vescovile di Tropea, descritto da don Mottola, anni dopo, come: “Un tutt’uno con la Cattedrale e, pur nella povertà francescana, ha, come suo, il campanile del Duomo che lancia più volte al giorno sul piccolo chiostro la voce delle campane: voce di richiamo e d’implorazione, voce di gioia e di esultanza, voce di pianto!”. Terminato il Ginnasio, lasciò Tropea per il Seminario regionale di Catanzaro, dove, come Bibliotecario fu promotore, tra l’altro, di approfonditi studi sulla Calabria. Toccante la descrizione della spiritualità che animava il Pio X di Catanzaro: “giovani che rinunciavano fieramente alle attrattive del mondo perché si alimentasse un’idea divina e perché quest’idea splendesse per il loro sacrificio nella loro terra”. Il giorno di Natale del 1923 ricevette il Diaconato per essere poi ordinato sacerdote il 5 aprile del 1924 ai piedi della venerata immagine della Madonna di Romania. Dal 1929 al 1942 diresse il Seminario di Tropea, seguendo con premura i giovani seminaristi. Fu assistente diocesano dell’Azione Cattolica e diede vita ad un gruppo di volontari che  testimoniò ampiamente la carità cristiana nei confronti dei diseredati, dei “nuju du mundu”. Quest’opera di assistenza morale e materiale sfociò nella fondazione della Casa della Carità a Tropea, Parghelia, Vibo Valentia e Limbadi. Nel 1931 divenne Penitenziere della Chiesa Concattedrale di Tropea. Nel 1933 uscì il primo numero di “Parva Favilla”, periodico di impegno cristiano da lui fondato, che con il motto “Più arde e più splende” dibatte problemi teologici e pastorali ma anche sociali. La rivista raccolse l’eredità del mensile cattolico “Cor Cordium”, pubblicato dal 1930 al 1932. Fu un apprezzato predicatore, partecipò dovunque, soprattutto a seguito dell’emiparesi che lo colpì, ad incontri e conferenze, praticando esercizi spirituali a tanti confratelli. La luce della sua spiritualità fu tale da portare all’istituzione degli “Oblati del Sacro Cuore”, il cui apostolato è quello della “carità infinita” e della “contemplazione nel mondo”. Gli oblati, distinti in sacerdoti, laici e oblate, oltre a promuovere iniziative in favore dei  bisognosi, organizzano i “Venerdì dei Corello”ed il gruppo di impegno politico sociale come il movimento Gruppo ecclesiale calabrese (Gec). Don Mottola intrattenne rapporti epistolari con illustri personaggi del suo tempo quali tra gli altri Giorgio La Pira Don Mottola si spense a Tropea il 29 giugno del 1969. I funerali di don Mottola richiamarono a Tropea un’immensa folla proveniente da ogni parte d’Italia.

Eduardo Meligrana

 

 

 

 

 
 

Tropea. Gioia e soddisfazione tra gli oblati una volta appresa la lieta notizia.  Don Francesco Mottola è beato.
Come anticipato dal Quotidiano, è arrivato il decreto della Congregazione dei Santi.
TROPEA - Don Francesco Mottola, sacerdote, umile servo di Dio, è stato proclamato ufficialmente beato. Come già anticipato nelle pagine dell’edizione "Fede e culti" di ieri l'Assemblea plenaria della Congregazione delle Cause dei Santi (Congregato de Causis Sanctorum), in seguito ad una votazione unanime dei Cardinali, ha decretato l'ascensione del sacerdote tropeano al rango di "venerabile". Infatti è arrivata proprio due giorni fa la tanto attesa Bolla Papale, recante l'ufficializzazione della decisione. Il processo di beatificazione, avviato nel lontano 1981 si è finalmente concluso con lo svolgimento di tutte le regolari pratiche. Dallo stesso giorno in cui morì, tutti, religiosi e laici, desideravano che gli venisse conferito dalla Chiesa il riconoscimento ufficiale delle virtù eroiche. A tal fine Don Michele Lojacono ed Irma Scrugli, eredi spirituali del Servo di Dio, l'8 Dicembre del 1973 nominarono come postulatore diocesano per il Processo Cognizionale per la Causa di Beatificazione Don Domenico Pantano, il quale, il 24 dicembre dello stesso anno avanzò la richiesta di autorizzazione al vescovo pro tempore Mons. Vincenzo De Chiara. Questi il 19 gennaio 1974 autorizzò la raccolta del materiale necessario. Al termine dei lavori, il nuovo vescovo Mons. Domenico Tarcisio Cortese inoltrò la petizione di rito il 26 febbraio 1980 alla Congregazione per la Beatificazione dei Santi che il 13 ottobre 1981 emanò il decreto con cui autorizzava il processo canonico.
Uomo di grande fede e grande spirito di carità, Don Mottola nacque nella cittadina di Tropea nel 1901. La sua istruzione, sin da quando aveva dieci anni, fu affidata al Seminario Vescovile di Tropea. La sua vita conobbe grandi sofferenze, infatti la madre si tolse la vita nel 1913, il fratello minore, Gaetano, morì nel 1922. Nel 1917 proseguì i suoi studi presso il Seminari Regionale di Catanzaro. Nel 24 venne nominato Sacerdote. In campo religioso e sociale sono tante le iniziative intraprese dal religioso tra cui la fondazione della Famiglia degli Oblati e delle Oblate del Sacro Cuore nel '30, quella del circolo culturale “Francesco Acri” e la direzione della rivista "Parva Favilla'. Degne di nota sono anche alcune iniziative sociali: nel 1935 organizzò dei gruppi di aggregazione tra laici e sacerdoti in cui la preghiera e la contemplazione venivano affiancati all'impegno pratico di azioni caritatevoli.
L'opera più grande ed importante del Beato Francesco Mottola è stata senza dubbio la fondazione della "Casa della carità” con le sue sedi a Tropea, Vibo Valentia, Parghelia, Limbadi e anche a Roma. In questi luoghi veniva data assistenza ai disabili ed alle persone con altre difficoltà che ricevevano le cure degli Oblati. Nel '42 a causa di una paralisi dovette interrompere le sue attività di conferenziere, predicatore e di direttore del Seminario di Tropea, avendo perso quasi del tutto l’uso della parola. Nel 1968 si spense nella stessa cittadina che gli aveva dato i natali e per cui ha operato tanto al fine di combattere il disagio sociale. Gioia, soddisfazione e vanto non solo per gli Oblati, devoti e convinti continuatori della sua opera di carità, ma anche per la cittadinanza tutta che ha visto riconosciuto l'impegno ed il grande merito di questo umile sacerdote e da questo momento può venerarlo ed invocare la sua protezione.

Francesco Apriceno
Il Quotidiano della Calabria
mercoledì 19 dicembre 2007

Cerimonia solenne in cattedrale per il venerabile don Mottola.
Reso pubblico in decreto di conferimento del titolo di Venerabile
di Eduardo Meligrana

 Il Quotidiano della Calabria 23/02/08 pag. 52 rubrica “Culti e comunità”

TROPEA – Don Francesco Mottola sarà dichiarato Venerabile il prossimo 28 marzo, con una solenne celebrazione presieduta dal Cardinale José Saraiva Martins, Prefetto della Congregazione della Causa dei Santi, da Mons. Luigi Renzo, Vescovo della Diocesi di Mileto, Nicotera, Tropea, alla presenza dell’episcopato calabrese. Don Mottola, esemplare figura di presbitero diocesano, esercitò il suo ministero in diversi ambiti pastorali dalla predicazione all’amministrazione dei sacramenti, dall’attività letteraria e giornalistica all’esercizio concreto della carità nei confronti dei “nuju du mundu”, caratterizzando la sua spiritualità nella totale disponibilità verso il Signore. Uno zelo ispirato dalla centralità della vita contemplativa, dalla quale dipendeva, sullo sfondo della realtà sociale calabrese, il suo progetto apostolico, aperto alla comprensione dei segni dei tempi. Assertore del rinnovamento spirituale del clero diocesano, del coinvolgimento dei laici nell’apostolato - sanciti poi sia dal Vaticano II che dal codice di diritto canonico – Don Mottola diede vita all’Istituto secolare degli Oblati del Sacro Cuore. Il titolo di Venerabile, ora conferito a Don Mottola, è riconosciuto a chi si sia distinto per la “santità della vita” e  “l’eroicità delle virtù”. La fama di santità di Don Mottola portò l’11 febbraio del 1982 all’Inchiesta Diocesana, conclusa dal presidente del Tribunale Diocesano, Mons. Ignazio Toraldo di Francia, il 29 giungo del 1988.  Don Mottola potrà ora procedere verso la beatificazione e la successiva santificazione con l’attribuzione e l’ufficializzazione da parte della Congregazione delle cause dei santi, di almeno un miracolo. Dai documenti dell’istruttoria emerge che, alla sua intercessione, quando era in vita, furono attribuite grazie particolari come quella della guarigione di un bambino avvenuta nel 1954 e di un altro nel 1966 come altri fatti prodigiosi, riportati nel volume “Articoli seu positiones”.

avv.giovannimacri@tropea24ore.it

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Ultimo aggiornamento: 19-05-08